Circolo Ippico Castellazzo

 

Archivo de 'Cultura Equestre' Category

Da leggere…

Por Hamley on Cultura Equestre|

Gerd Heuschmann

Ciò che i cavalieri devono sapere per mantenere in salute il proprio cavallo
A cura di Giuliana Belli
Traduzione di Luigi Pacetti
Il dito   nella piaga

«La preparazione di un cavallo ha l’obiettivo di migliorare le prestazioni, la bellezza estetica e la salute di questa creatura meravigliosa. Perché è così difficile raggiungere questo obiettivo?»

G. H.

Questo è l’interrogativo che si è posto Gerd Heuschmann, medico veterinario da oltre vent’anni. La sua esperienza professionale e la sua pratica di cavaliere lo hanno convinto che “per malinteso orgoglio o semplicemente per ignoranza, cavalli anche giovani vengono costretti in posture che possono danneggiare fortemente la loro salute”. Si sta dunque battendo perché le pratiche scorrette vengano abolite nel più breve tempo possibile e si ritorni a educare e montare il cavallo in base ai principi dell’equitazione classica.
In questo libro fornisce risposte e offre argomentazioni riguardo a ciò che è “sbagliato” e “giusto” in equitazione. Spiega su quali argomenti poggia la sua critica e perché metodi scorretti nell’insegnamento dell’equitazione abbiano conseguenze gravi sulla salute del cavallo. Analizza le categorie di persone legate al mondo equestre e le responsabilità di ciascuna di esse: cavalieri, allevatori, giudici, pubblico, addestratori e allenatori, associazioni di allevatori e sportive. Introduce le nozioni fondamentali di anatomia e fisiologia, necessarie per comprendere quali siano i movimenti corretti per il cavallo e per il suo addestramento fisiologico.
Il dito nella piaga, dal titolo volutamente provocatorio, ha l’obiettivo di scuotere le coscienze di tutti i cavalieri.

Potete trovarlo sul sito di EQUITARE LIBRI.

 

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Rollkur…crudeltà e dolore.

Por Hamley on Cultura Equestre, News|

http://www.youtube.com/watch?v=4UwqyMCr_7c

Dressage – La FEI dichiara inaccettabile la “rollkur”

Redazione Equitando – 14.02.10

A Losanna una tavola rotonda ridefinisce la rollkur come “flessione del collo del cavallo ottenuta con la forza aggressiva” è quindi la condanna

Dressage - La FEI dichiara inaccettabile la "rollkur"

L’iperflessione, detta anche Rollkur, è un metodo estremo di “chiusura”, chiamata Ramener, in cui si piega la testa del cavallo sin quasi al petto.
In genere la rollkur viene utilizzata da agonisti esperti e consiste in un’iperflessione appunto delle prime vertebre che interessano la regione cervicale del cavallo, perché (io riporto quello che viene descritto tecnicamente) un raccoglimento molto esagerato favorisce la riunione, lo stretching, il movimento, l’elevazione articolare tanto richiesta oggi.
C’erano pareri discordanti sulla rollkur, su questa tecnica di cui per lo meno non si avrebbe dovuto abusare o esagerare, senza far lavorare il cavallo solo in quella posizione e con una flessione così elevata, come invece succede!
Il 12 aprile 2008, la FEI (Federazione Equestre Internazionale) aveva condannato la Rollkur solo come “abuso mentale” accettando la tesi della mancanza di prove a dimostrazione che l’iperflessione potesse arrecare danni anche alla salute fisica, oltre che mentale, del cavallo.

Ma qualcosa finalmente si è mosso e la FEI ha organizzato una tavola rotonda,  presso la sede centrale del CIO a Losanna in Svizzera, in cui è stata ridefinita l’iperflessione / Rollkur come “flessione del collo del cavallo ottenuta con la forza aggressiva” è quindi inaccettabile!
E’ stato stabilito che è proibito ai cavalieri ottenere la flessione del collo del cavallo con la forza. Pertanto, la tecnica è autorizzata solo se attuata senza coercizioni di alcun genere (Deep and Round – LDR).
Il gruppo di 23 partecipanti, che comprendeva rappresentanti FEI, veterinari, esperti di dressage, di salto, organizzatori di eventi, e due funzionari della World Horse Welfare, ha deciso all’unanimità che qualsiasi forma di guida aggressiva deve essere sanzionata, e ha sottolineato che la responsabilità principale per il benessere del cavallo spetta al cavaliere.
La FEI ha organizzato un gruppo di lavoro capeggiato da Frank Kemperman, per aiutare i giudici a valutare i metodi di allenamento e per garantire l’applicazione di questa nuova definizione della “rollkur”, studiando una serie di misure aggiuntive, tra cui l’uso della televisione a circuito chiuso durante il warm-up.
Nel frattempo una petizione contro la “rollkur”, sottoscritta da 41.000 persone, è stata consegnata al presidente della FEI, Haya di Giordania, dal veterinario dr. Gerd Heuschman.
(Annalisa Santi – fonte della notizia e della foto horsetalk.co.nz)

 

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Museo Storico dell’Arma di Cavalleria di Pinerolo.

Por Hamley on Cultura Equestre|

CAPRILLI

Durante le vacanze di Natale ci si può affacciare su uno dei tanti musei a tema equestre che ci sono in Italia. La storia di Caprilli, le fotografie dei vecchi percorsi, le prove di carica in campagna…uomini e donne che hanno onorato il nostro esercito a cavallo. Uniformi, carrozze, cimeli di famiglia, per non dimenticare un periodo duro cavalli e cavalieri.

caprilli sul salto

Il Museo Storico dell’Arma di Cavalleria
ha sede in Pinerolo – Viale Giolitti n.5
Telefono Direzione (39) 0121-376344
Casella Postale 108 – 10064 Pinerolo (TO)

Salto della sedia

Direttore:
Ten.Col. Giuseppe Dieni
Prima e dopo.


Orario di apertura al pubblico:
-
martedì e giovedì : 09.00-11.30 e 14.00-16.00
- domenica : 10.00-12.00 e 15.00-18.00

INGRESSO GRATUITO

Chiuso: il lunedì, mercoledì, venerdì e sabato, l’1 e 6 gennaio, la domenica ed il lunedì di Pasqua, il 25
aprile, il 1° maggio, il 2 giugno, il 15 agosto, il 1° novembre, l’8 – il 25 – il 26 ed il 31 dicembre.

email: museo.cavalleria@dag.it

 

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ALPITREK.com

Por Hamley on Cultura Equestre|
LA DISCESA NEL RISPETTO DEL METODO

A maggio si è tenuta la 77° edizione dello CSIO di Piazza di Siena a Roma. A vincere la classifica a squadre sono stati gli Stati Uniti sotto la guida dello chéf d’equipe George Morris, il quale in conferenza stampa ha detto: “[…] Vincere a Roma mi fa particolarmente piacere perché voi italiani avete rivoluzionato il mondo dell’equitazione quando avete tirato fuori il metodo Caprilli […]”.

E la storia racconta proprio questo: ufficiali di cavalleria arrivavano da tutto il mondo per apprendere questo metodo rivoluzionario dell’equitazione naturale sulla base del quale istruire i propri squadroni. Federico Caprilli ha codificato il metodo che però è stato portato avanti e sviluppato dai suoi successori, i grandi esponenti dell’equitazione italiana come Lequio, Ubertalli ed Amalfi che hanno formato cavalieri come i fratelli D’Inzeo che a Piazza di Siena hanno dominato le classifiche per anni.

Ricordiamo però anche che il sistema di equitazione naturale nasce per alleggerire il cavallo e renderlo più agile in campagna, dove gli squadroni di cavalleria dovevano confrontarsi quotidianamente con i diversi tipi di terreni, quasi sempre sconnessi.

Dall’affermazione di Morris unita all’effettiva motivazione per cui Caprilli aveva studiato il metodo è nata la curiosità per trovare risposta ad un fatto di cui sono stato spettatore.

Qualche tempo fa siamo usciti in passeggiata sulle colline vicino alla scuderia. Ad un certo punto del percorso ci siamo trovati di fronte ad un’ardita discesa da affrontare in sella. Avvicinandosi al pendio un’amazzone ha buttato indietro la schiena e avanti le gambe. Vedendo cosa stava succedendo il responsabile, nonché proprietario dei cavalli, le ha detto di stare avanti col peso e le ha chiesto chi le avesse insegnato ad affrontare così le discese. E la risposta è stata che il suo istruttore le aveva sempre insegnato così.

Allora mi sono informato e ho domandato ad alcuni istruttori di equitazione quale fosse la corretta posizione che un cavaliere deve assumere per affrontare una discesa. Ed è proprio come dice la ragazza perché molti insegnano ad arretrare il peso, qualcuno è indeciso e non sa con precisione cosa fare, pochi, anzi quasi nessuno, insegnano a portare avanti il peso. In generale comunque le indicazioni non sono precise.

L’Italia è uno strano paese come sapete: se si fa una domanda a dieci istruttori tedeschi o francesi riceveremo sempre un’unica risposta ma se facessimo la stessa domanda a dieci istruttori italiani riceveremmo ora dieci risposte diverse, cosa che nell’epoca dei grandi D’Inzeo non accadeva.

Nel libro “Trekking a cavallo” di Mauro Ferraris, edito da Mursia, è presente una parte dedicata proprio alla posizione corretta che il cavaliere deve assumere in sella quando affronta la discesa che può essere lieve, ripida o ripidissima. Questa pagina estremamente chiara non è stata scritta da Ferraris ma lui stesso ha detto di aver chiesto di scriverla ad un istruttore della vecchia guardia, che aveva imparato l’equitazione intesa come arte dell’andare a cavallo dal cavaliere Amalfi e da Sansone poi, figure leggendarie nella formazione equestre italiana del dopoguerra. Quindi questa pagina è stata scritta da un profondo conoscitore del metodo che si è formato nella più ferrea tradizione della scuola di equitazione militare di Pinerolo, che ha avuto come istruttori cavalieri che appartengono alla generazione successiva a quella di Caprilli, che proprio a Pinerolo aveva portato avanti i suoi studi.

Cito testualmente le parole scritte dal dott. Meregaglia:

“[…] Durante la discesa il cavallo allunga vistosamente l’incollatura, abbassa la testa ad osservare il pendìo, inarca le reni e viene sotto di sé con il posteriore per frenare, fin quasi a sedersi in caso di discesa molto ripida. Il cavaliere dovrà assecondare con la mano l’estensione dell’incollatura, inclinerà leggermente il busto in avanti, si manterrà a fior di sella per liberare le reni del cavallo dal peso del suo corpo, dovrà essere ben inforcato e mantenere le gambe in giusta posizione. É necessario evitare di essere avari con la mano, di portare il busto indietro gravando sulle reni, di scappare avanti con la gamba. Questi atteggiamenti, comodi per un cavaliere dall’asseto instabile, richiedono al cavallo un notevole sforzo e alterano il suo equilibrio costringendolo spesso, nelle discese ripide, a sedersi sul posteriore con pericolo di abrasioni. Tale condotta determinerà perdita di contatto e di forza degli arti posteriori con ridotto controllo della massa dell’animale e mancanza totale di mezzi di comunicazione tra cavallo e cavaliere […] Sarà sufficiente esaminare le fotografie del vecchio Tavera di Pinerolo per osservare come i grandi cavalieri del passato, seguendo il metodo naturale caprilliano, affrontavano disinvoltamente la discesa di Bandissero”.

L’equitazione di oggi purtroppo è principalmente finalizzata al risultato della e nell’attività sportiva e questo ha portato la perdita di nozioni che con lo sport non hanno molto a che fare perché non vi trovano applicazione.

L’apprendimento del metodo dell’ equitazione naturale è necessario anche per noi cavalieri della domenica che, nonostante non miriamo ad affrontare un Gran Premio a Piazza di Siena, dobbiamo ugualmente rispettare il cavallo, nostro e a maggior ragione di altri, evitando quanto meno di ostacolare i suoi movimenti se non siamo in grado di agevolarli.

É amaro accorgersi che il metodo “nostro” è più seguito all’estero che a casa nostra; è amaro vedere istruttori che divergono nell’insegnare. Non c’è più uniformità, ognuno dice la usa. Ma sappiamo che storicamente l’Italia non riconosce i migliori.

Luca Zignin

Applicazione corretta del metodo nella discesa.
Questa foto racconta tutto correttamente:
notate al mano leggera dell’ufficiale,
notate la giusta posizione della gamba, notate soprattutto il dialogo del
cavaliere con il cavallo evidenziato dalla giusta lunghezza delle redini e
che per rispettarla il cavaliere sposta il busto in avanti alleggerendo le reni e seguendo il baricentro del cavallo, permettendo a quest’ultimo di
“cacciar sotto i posteriori”.
Evidente è il risultato che si vede dal modo di progredire del cavallo senza
scivolare.

Questo articolo ed altri di grande interesse sono a vostra disposizione sul sito ALPITREK. Visitatelo!!!!

 

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Una nuova stagione comincia…

Por Hamley on Cultura Equestre|

Photo by NATALIA ESTRADA

Nuove speranze, nuovi impegni, nuove sfide…Ogni Settembre,  con l’inizio di una nuova stagione, abbiamo l’opportunità di analizzare il passato, cancellando nel nostro “film personale” gli errori commessi e tenendo le belle sensazioni nel tentativo di ritrovarle per migliorare e imparare. Non parlo di medaglie, di podio, di coccarde e qualifiche soltanto, parlo sopratutto del buon equitare, del rispetto per il vostro cavallo, del rapporto con lui a casa e in gara.

Un cavaliere si riconosce da come prende il cavallo dal box e come lo rimette dentro. In mezzo ce’ un mondo…pulirlo, sellarlo, montarlo, portarlo al paddock, passeggiarlo, lavarlo, curarlo, vaccinarlo…amarlo. Siate sinceri con voi stessi e tentate di migliorare in ogni uno di questi aspetti e, come in un cerchio magico, tutto sarà più armonioso. La gara, è soltanto una parte di questo insieme. Non vi avvelenate guardando i ranking, i punti e le classifiche. Un nuovo sole sta per sorgere…

 

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AIUTO! La riviera…

Por Hamley on Cultura Equestre, Everyday|

Photo by NATALIA ESTRADA©

“In percorso ci sono alcuni ostacoli che preoccupano più degli altri: le riviere, i riempitivi, i fossi…E’ importante avere trovato la soluzione prima per eliminare questi pensieri negativi durante la ricognizione e durante la preparazione mentale. Immaginarsi un salto ben riuscito sulla riviera o sulle tavole prima di partire è un ottimo modo di eliminare il problema.

Quando entrate in campo non abbiate paura di passare accanto all’ostacolo che vi preoccupa accarezzando il cavallo. In percorso è proprio durante l’avvicinamento a questo tipo di ostacolo che bisogna ritrovare le basi di tutto il lavoro fatto(…)”

Tratto dal libro MICHEL ROBERT- Segreti e metodo di un grande campione- ARTHESIS COMMUNICATION©

Oltretutto portare il cavallo dentro alla riviera di modo che possa familiarizzare con l’acqua, i colori…quando siete a casa, eviterà l’effetto sorpresa il giorno della gara. Non è assolutamente vera la credenza che dice che il cavallo non rispetterà più l’ostacolo è finirà dentro con i piedi. Pensate a voi stessi, nel modo in cui affrontate una pozza d’acqua se state camminando o se invece state correndo. Il cavallo non salterà rilassato e consapevole di quello che fa se voi non lavorate a casa. Pensate sempre che l’acqua è l’ostacolo più naturale che questo animale possa trovare in un mondo così artificiale, fatto di pali colorati da saltare. Molte volte, anzi, la maggior parte delle volte è una nostra paura. Evitate scene isteriche del ultimo minuto e lavorate per l’armonia e la collaborazione tra voi e il vostro magnifico compagno.

 

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La bellezza di CASTELLAZZO…

Por Hamley on Cultura Equestre|

Photo by NATALIA ESTRADA©

Una delle cose più belle del CIC è, senza alcun dubbio, il paddock.

Un pò selvaggio, misterioso, insolito. Dove potete ammirare in libertà cavalli come LIANOS, oppure Connemara che hanno dato la felicità a tanti bambini, o semplicemente cavalli “sacri” che non devono essere montati ma devono essere solo cavalli.

Ci sono centri ippici dove non esistono paddock. Non dovrebbero esistere questi posti. E così importante per questi animali sentire il vento, il sole, la schiena libera, l’odore della terra…Per noi,  osservare il cavallo in libertà , dovrebbe formar parte del programma didattico imparando anche a communicare con lui da terra e approcciarsi dal punto di vista etologico oltre che a capire il carattere dell’animale in questione.

Per fortuna qui, l’indispensabile terapia per tornare cavalli al meno qualche ora al giorno e rifarci gli occhi gustandoci una galoppata del nostro amico, è di casa, e non è poco visto che da altre parti sfruttano vaste aree verdi all’interno dei centri per costruire parcheggi. I cavalli invece, “parcheggiati” dentro ai box, lucidi come foche, pettinati come starlette ma tristi , infinitamente tristi.

Grazie Nelly per voler bene a questi “ragazzi” con coda e criniera.

 

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Le abilità nascoste del Cavaliere!

Por Hamley on Cultura Equestre, News|

Photo by NATALIA ESTRADA

Era un tardo pomeriggio di qualche giorno fa, a Castellazzo, come al solito il cancello si era chiuso alle spalle dell’ultima macchina carica di ragazzini ancora con il cap in testa e cani stanchi di giocare.

Lui, elegante e parsimonioso, cammina lentamente nel corridoio della scuderia dove si trovano i suoi campioni. Li guarda negli occhi, controlla le schiene, ascolta il loro fiato. Come un papà premuroso, chiude la finestra per la notte.E poi, torna a casa dove avviene la trasformazione, una metamorfosi che accade ogni santo giorno.Da manager a cavaliere, da cavaliere a manager. Uno potrebbe pensare che i ritmi siano sempre gli stessi, senza variazioni di cadenza, senza sorprese…invece NO!

Quel pomeriggio Vittorio si avvicinò a questo gruppo di “pazzi” che girava il rope e chiese se poteva provare a lanciare. Ci sembrò uno scherzo ma finimmo di ridere subito. Si fece spiegare da Paul e Andrea la tecnica per il lancio, mirò senza pietà un paletto e, con lo stupore di tutti, prese al laccio il suo primo oggetto. Rimase sorridente e soddisfatto, ci guardò divertito e disse:” Facile, no?”. Ho cercato nel curriculum di Vittorio il suo passato da roper, ho guardato con cura le sue foto a cavallo per immaginare dove portasse la corda sulla sella inglese, poi mi è venuta in mente la faccia altezzosa e il disprezzo con il quale qualcuno che non capisce niente di cavalli ci ha guardato mentre eravamo in campo ostacoli con la nostra dummy e tre cavalli “saltatori” con i ropes sopra la testa.

Ora il rope era sopra la testa del Cavaliere Orlandi, olimpionico di salto ostacoli, purista dell’equitazione inglese.

Lui ha voluto provare, sperimentare, ascoltare…

Forse non capite dove voglio arrivare, e allora lo scriverò chiaramente: Se una persona come lui è aperta a nuove sperienze, se ancora ha l’umiltà per chiedere “come si fa?”, se non ha paura di sbagliare e se sbaglia ci riprova, beh? forse non avrò mai fatto lezione di salto con lui ma, a volte, queste lezioni valgono molto di più, e dovrebbero servire di lezione a tutti quelli che, chiusi nel loro pensiero e nelle loro ottuse convinzioni lasciano passare le opportunità che la vita offre, per aumentare la conoscenza, la horsemanship. Spesso chi monta cavalli con le cuffie nelle orecchie, i paraocchi e le varie strane attrezzature  e’ come il proprio cavallo, non sente, non vede e non è libero.

Pensateci!

 

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Trentasei anni senza medaglie…

Por Hamley on Cultura Equestre, News|

ARTICOLO PRESO DA “DOPPIA GABBIA” Cavallo Magazine.

Tempo fa un po’ per divertimento e un po’ per curiosità statistica abbiamo stilato i seguenti elenchi. Intanto leggete con pazienza e attenzione, e poi vedremo a cosa corrispondono queste liste, compilate in rigoroso ordine alfabetico.
CAVALIERI – Stefano Angioni, Roberto Arioldi, Chiara Arrighetti, Massimiliano Baroni, Duccio Bartalucci, Emilio Bicocchi, Arnaldo Bologni, Piergiorgio Bucci, Stefano Cesaretto, Natale Chiaudani, Bruno Chimirri, Vincenzo Chimiri, Giuseppe Corno, Diego De Riu, Guido Dominici, Juan Carlos Garcia, Davide Gorla, Gianni Govoni, Massimo Grossato, Andrea Herholdt, Jonella Ligresti, Giulia Martinengo Marquet, Giovanni Molin, Filippo Moyersoen, Giorgio Nuti, Emilio Puricelli, Giusepe Rolli, Stefano Scaccabarozzi, Bruno Scolari, Jerry Smit, Valerio Sozzi.
CAVALLI - Adam, Albin III, Athletica, Constantijn, Defi Platière, Dime de la Cour, Double Take, Eileen, El Kintot, Falco Z, Filias, Friso, Gabaj, Gaston, Gauguin, Governor, Grand Duc, Harpon du Borda, Havinia, Ideal de la Haye, Iller, Impedoumi, Imperial King, Jericho de la Vie, Joyau d’Or, Kapitol d’Argonne, Landknecht, Larry, Las Vegas, Lisou Blinois, Lord van Essen, Louis XIV, Lucilla, Lux Z, Match Ball, May Day, Mokkaido, Nadir di San Patrignano, Nanta, Orduna, Pamina, Petit Pas de Pommier, Pilot High Flight, Portorico, Puckoon, Quinta, Rheingold de Luyne, Rosa, Rosa VIII, Scarfell, Spring Time, Toronto van de Padenborre, Try Over, Windsor.

Orlandi e Pessoa

Ebbene, questi elenchi sono composti dai nomi dei cavalli e dei cavalieri che l’Italia ha schierato per i campionati internazionali (cioè del mondo, d’Europa e Olimpiadi) dopo le ultime medaglie azzurre, quella d’oro individuale di Graziano Mancinelli e di bronzo a squadre di Mancinelli, Orlandi, Piero D’Inzeo e Raimondo D’Inzeo alle Olimpiadi di Monaco (gli stessi Mancinelli e Piero e Raimondo sono ritornati in campo in altri campionati internazionali dopo quell’Olimpiade).
Olimpiadi di Monaco, dunque 1972. Quelle sono state le ultime medaglie azzurre. Siamo alla fine del 2008: sono passati trentasei anni. Ora, vi sembra che i protagonisti degli elenchi di cui sopra siano tutti degli incapaci? Dei brocchi? Dei falliti? Ovviamente no, anzi. Eppure quell’esercito di ottimi cavalieri e di ottimi cavalli in trentasei anni è riuscito a vincere assolutamente nulla, zero, in questi ultimi trentasei anni non abbiamo vinto nemmeno per fortuna, per sbaglio, per assenza di avversari, niente: zero. Questo è un dato di fatto, non un’interpretazione. Ma se la qualità di quei cavalli e di quei cavalieri è fuori discussione, allora il problema deve stare da un’altra parte. Se in trentasei anni nonostante ottimi cavalli e ottimi cavalieri abbiamo vinto nulla, un perché ci deve essere. Non si sta a secco per trentasei anni solo per caso o per coincidenze sfortunate. Questo è chiaro.

Luling Buschetti, Cigala Fulgosi, Sordelli, Checcoli, Croce. Sono i presidenti della Fise avvicendatisi nell’arco di tempo di cui si dice. Ciascuno è stato eletto in contrapposizione al precedente. Talvolta in forte contrapposizione. Ogni nuovo eletto tra questi è stato salutato come il rinnovamento, come l’opportunità di voltare pagina e ricominciare, come l’uomo che avrebbe dato nuova vita all’equitazione italiana. Salvo trovarsi sulla graticola dopo soli pochi mesi di gestione del proprio mandato. E’ successo a tutti: indistintamente.
Un episodio molto significativo. Quando Vittorio Orlandi ricevette per la sua ultima volta l’incarico di selezionatore tecnico azzurro per la prima squadra ci fu in suo favore una sorta di plebiscito: tutte le componenti del nostro sport si dichiararono assolutamente favorevoli al suo nome. In quel momento Orlandi era anche proprietario di diversi cavalli sportivi di alto livello (uno su tutti: Lianos). E non lo era di nascosto, naturalmente, o sotto falso nome, o per interposta persona… Ebbene: dopo soli pochi mesi dall’inizio della sua gestione sono esplose le prime polemiche, le prime critiche, i primi forti malumori. Perché? Perché Orlandi era proprietario di cavalli. Capite? Questo è il nostro mondo.

mancinelli

Adesso abbiamo un nuovo presidente della Fise, Andrea Paul Gross. Anche lui parla – giustamente, dal suo punto di vista – di rinnovamento, di cambiamento, di nuovo corso… Giusto: bisogna sempre rinnovare, evolvere, migliorare. Sempre. Ma nessun rinnovamento e nessun cambiamento e perfino nessun nuovo presidente della Fise, perfino il migliore del mondo, potrà mai servire a qualcosa se non cambiamo noi, noi che di questo mondo costituiamo l’organismo cellulare, tutti noi che questo mondo lo facciamo vivere ciascuno per le proprie competenze. Se non cambia la mentalità diffusa, se non si comincia a considerare davvero il nostro uno sport, sport nel senso più vero e migliore del termine, se non si smette di pensare ognuno alla propria parrocchia, al proprio portafoglio, al proprio apparire, beh, quei trentasei anni senza medaglie sono destinati a un sicuro incremento. E non è vero che è il vertice che deve avviare il cambiamento, per lo meno non solo il vertice: i numeri e la dimensione del nostro fallimento agonistico sono tali per cui chiunque dovrebbe sentirsene un po’ responsabile…

mancinel

Se non cambia davvero la mentalità diffusa adesso succederà quello che è successo sempre: la gente si metterà alla finestra a guardare senza muovere un dito, qualche mese di tranquillità non belligerante, poi l’inizio delle prime critiche, poi l’inizio delle prime polemiche, poi il classico si stava meglio quando si stava peggio… Non è disfattismo: è ciò che la storia recente ci insegna. E’ quello che è accaduto e che regolarmente accade da noi. Il problema non è tanto questo o quel presidente della Fise, questo o quel tecnico per la squadra azzurra, questo o quel cavaliere piuttosto che questo o quel cavallo: qualunque cavallo, cavaliere, tecnico e perfino qualunque presidente della Fise è destinato al fallimento se innestato in un contesto malato come il nostro. Trentasei anni senza nemmeno una sola medaglia: può davvero essere solo una perversa casualità?

 

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HORSEPOWER, il libro di NATALIA ESTRADA.

Por Hamley on Cultura Equestre, News|
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E’ pronto, il libro di Natalia Estrada, HORSEPOWER con le parole e i disegni di Andrea Mischianti e il proggetto grafico di Xose Ramon Estrada.

E’ disponibile da subito con un click sulla copertina. La tiratura  è piuttosto limitata.

 

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