ARTICOLO PRESO DA “DOPPIA GABBIA” Cavallo Magazine.
Tempo fa un po’ per divertimento e un po’ per curiosità statistica abbiamo stilato i seguenti elenchi. Intanto leggete con pazienza e attenzione, e poi vedremo a cosa corrispondono queste liste, compilate in rigoroso ordine alfabetico.
CAVALIERI – Stefano Angioni, Roberto Arioldi, Chiara Arrighetti, Massimiliano Baroni, Duccio Bartalucci, Emilio Bicocchi, Arnaldo Bologni, Piergiorgio Bucci, Stefano Cesaretto, Natale Chiaudani, Bruno Chimirri, Vincenzo Chimiri, Giuseppe Corno, Diego De Riu, Guido Dominici, Juan Carlos Garcia, Davide Gorla, Gianni Govoni, Massimo Grossato, Andrea Herholdt, Jonella Ligresti, Giulia Martinengo Marquet, Giovanni Molin, Filippo Moyersoen, Giorgio Nuti, Emilio Puricelli, Giusepe Rolli, Stefano Scaccabarozzi, Bruno Scolari, Jerry Smit, Valerio Sozzi.
CAVALLI - Adam, Albin III, Athletica, Constantijn, Defi Platière, Dime de la Cour, Double Take, Eileen, El Kintot, Falco Z, Filias, Friso, Gabaj, Gaston, Gauguin, Governor, Grand Duc, Harpon du Borda, Havinia, Ideal de la Haye, Iller, Impedoumi, Imperial King, Jericho de la Vie, Joyau d’Or, Kapitol d’Argonne, Landknecht, Larry, Las Vegas, Lisou Blinois, Lord van Essen, Louis XIV, Lucilla, Lux Z, Match Ball, May Day, Mokkaido, Nadir di San Patrignano, Nanta, Orduna, Pamina, Petit Pas de Pommier, Pilot High Flight, Portorico, Puckoon, Quinta, Rheingold de Luyne, Rosa, Rosa VIII, Scarfell, Spring Time, Toronto van de Padenborre, Try Over, Windsor.

Ebbene, questi elenchi sono composti dai nomi dei cavalli e dei cavalieri che l’Italia ha schierato per i campionati internazionali (cioè del mondo, d’Europa e Olimpiadi) dopo le ultime medaglie azzurre, quella d’oro individuale di Graziano Mancinelli e di bronzo a squadre di Mancinelli, Orlandi, Piero D’Inzeo e Raimondo D’Inzeo alle Olimpiadi di Monaco (gli stessi Mancinelli e Piero e Raimondo sono ritornati in campo in altri campionati internazionali dopo quell’Olimpiade).
Olimpiadi di Monaco, dunque 1972. Quelle sono state le ultime medaglie azzurre. Siamo alla fine del 2008: sono passati trentasei anni. Ora, vi sembra che i protagonisti degli elenchi di cui sopra siano tutti degli incapaci? Dei brocchi? Dei falliti? Ovviamente no, anzi. Eppure quell’esercito di ottimi cavalieri e di ottimi cavalli in trentasei anni è riuscito a vincere assolutamente nulla, zero, in questi ultimi trentasei anni non abbiamo vinto nemmeno per fortuna, per sbaglio, per assenza di avversari, niente: zero. Questo è un dato di fatto, non un’interpretazione. Ma se la qualità di quei cavalli e di quei cavalieri è fuori discussione, allora il problema deve stare da un’altra parte. Se in trentasei anni nonostante ottimi cavalli e ottimi cavalieri abbiamo vinto nulla, un perché ci deve essere. Non si sta a secco per trentasei anni solo per caso o per coincidenze sfortunate. Questo è chiaro.
Luling Buschetti, Cigala Fulgosi, Sordelli, Checcoli, Croce. Sono i presidenti della Fise avvicendatisi nell’arco di tempo di cui si dice. Ciascuno è stato eletto in contrapposizione al precedente. Talvolta in forte contrapposizione. Ogni nuovo eletto tra questi è stato salutato come il rinnovamento, come l’opportunità di voltare pagina e ricominciare, come l’uomo che avrebbe dato nuova vita all’equitazione italiana. Salvo trovarsi sulla graticola dopo soli pochi mesi di gestione del proprio mandato. E’ successo a tutti: indistintamente.
Un episodio molto significativo. Quando Vittorio Orlandi ricevette per la sua ultima volta l’incarico di selezionatore tecnico azzurro per la prima squadra ci fu in suo favore una sorta di plebiscito: tutte le componenti del nostro sport si dichiararono assolutamente favorevoli al suo nome. In quel momento Orlandi era anche proprietario di diversi cavalli sportivi di alto livello (uno su tutti: Lianos). E non lo era di nascosto, naturalmente, o sotto falso nome, o per interposta persona… Ebbene: dopo soli pochi mesi dall’inizio della sua gestione sono esplose le prime polemiche, le prime critiche, i primi forti malumori. Perché? Perché Orlandi era proprietario di cavalli. Capite? Questo è il nostro mondo.

Adesso abbiamo un nuovo presidente della Fise, Andrea Paul Gross. Anche lui parla – giustamente, dal suo punto di vista – di rinnovamento, di cambiamento, di nuovo corso… Giusto: bisogna sempre rinnovare, evolvere, migliorare. Sempre. Ma nessun rinnovamento e nessun cambiamento e perfino nessun nuovo presidente della Fise, perfino il migliore del mondo, potrà mai servire a qualcosa se non cambiamo noi, noi che di questo mondo costituiamo l’organismo cellulare, tutti noi che questo mondo lo facciamo vivere ciascuno per le proprie competenze. Se non cambia la mentalità diffusa, se non si comincia a considerare davvero il nostro uno sport, sport nel senso più vero e migliore del termine, se non si smette di pensare ognuno alla propria parrocchia, al proprio portafoglio, al proprio apparire, beh, quei trentasei anni senza medaglie sono destinati a un sicuro incremento. E non è vero che è il vertice che deve avviare il cambiamento, per lo meno non solo il vertice: i numeri e la dimensione del nostro fallimento agonistico sono tali per cui chiunque dovrebbe sentirsene un po’ responsabile…

Se non cambia davvero la mentalità diffusa adesso succederà quello che è successo sempre: la gente si metterà alla finestra a guardare senza muovere un dito, qualche mese di tranquillità non belligerante, poi l’inizio delle prime critiche, poi l’inizio delle prime polemiche, poi il classico si stava meglio quando si stava peggio… Non è disfattismo: è ciò che la storia recente ci insegna. E’ quello che è accaduto e che regolarmente accade da noi. Il problema non è tanto questo o quel presidente della Fise, questo o quel tecnico per la squadra azzurra, questo o quel cavaliere piuttosto che questo o quel cavallo: qualunque cavallo, cavaliere, tecnico e perfino qualunque presidente della Fise è destinato al fallimento se innestato in un contesto malato come il nostro. Trentasei anni senza nemmeno una sola medaglia: può davvero essere solo una perversa casualità?