HORSEFACTOR
Natalia in Stages| Senza commenti »Titolo: HORSEFACTOR
Luogo: C.I. CASTELLAZZO
Descrizione: Stage con il Cav. Orlandi per i finalisti di questa iniziativa della LISE in collaborazione con APICE
Data: 2009-06-28
Titolo: HORSEFACTOR
Luogo: C.I. CASTELLAZZO
Descrizione: Stage con il Cav. Orlandi per i finalisti di questa iniziativa della LISE in collaborazione con APICE
Data: 2009-06-28
Titolo: HORSEFACTOR
Luogo: C.I. CASTELLAZZO
Data: 2009-06-29
Titolo: STAGE con BARNABAS MANDI
Luogo: C.I. CASTELLAZZO
Data inizio: 2009-06-22
Data fine: 2009-06-23
Titolo: HORSEFACTOR
Luogo: CIC
Descrizione: Stage con il Cav. ORLANDI per i partecipanti all\’iniziativa della LISE.
Data inizio: 2009-06-22
Data fine: 2009-06-23

Con l’iniziativa “Horse Factor” la LISE si prefigge di scovare giovani talenti che per mancanza di disponibilità economiche non hanno la possibilità di emergere, aiutandoli a crescere, seguendoli nella formazione, promuovendo la loro immagine e creando utili contatti per il loro futuro.

CARATTERISTICHE

OBIETTIVI

“In percorso ci sono alcuni ostacoli che preoccupano più degli altri: le riviere, i riempitivi, i fossi…E’ importante avere trovato la soluzione prima per eliminare questi pensieri negativi durante la ricognizione e durante la preparazione mentale. Immaginarsi un salto ben riuscito sulla riviera o sulle tavole prima di partire è un ottimo modo di eliminare il problema.
Quando entrate in campo non abbiate paura di passare accanto all’ostacolo che vi preoccupa accarezzando il cavallo. In percorso è proprio durante l’avvicinamento a questo tipo di ostacolo che bisogna ritrovare le basi di tutto il lavoro fatto(…)”
Tratto dal libro MICHEL ROBERT- Segreti e metodo di un grande campione- ARTHESIS COMMUNICATION©
Oltretutto portare il cavallo dentro alla riviera di modo che possa familiarizzare con l’acqua, i colori…quando siete a casa, eviterà l’effetto sorpresa il giorno della gara. Non è assolutamente vera la credenza che dice che il cavallo non rispetterà più l’ostacolo è finirà dentro con i piedi. Pensate a voi stessi, nel modo in cui affrontate una pozza d’acqua se state camminando o se invece state correndo. Il cavallo non salterà rilassato e consapevole di quello che fa se voi non lavorate a casa. Pensate sempre che l’acqua è l’ostacolo più naturale che questo animale possa trovare in un mondo così artificiale, fatto di pali colorati da saltare. Molte volte, anzi, la maggior parte delle volte è una nostra paura. Evitate scene isteriche del ultimo minuto e lavorate per l’armonia e la collaborazione tra voi e il vostro magnifico compagno.

Marghi e Thijs vincono il GP Internazionale Children a Cogozzo!!!!
Complimenti da tutto il CIC…

Una delle cose più belle del CIC è, senza alcun dubbio, il paddock.
Un pò selvaggio, misterioso, insolito. Dove potete ammirare in libertà cavalli come LIANOS, oppure Connemara che hanno dato la felicità a tanti bambini, o semplicemente cavalli “sacri” che non devono essere montati ma devono essere solo cavalli.
Ci sono centri ippici dove non esistono paddock. Non dovrebbero esistere questi posti. E così importante per questi animali sentire il vento, il sole, la schiena libera, l’odore della terra…Per noi, osservare il cavallo in libertà , dovrebbe formar parte del programma didattico imparando anche a communicare con lui da terra e approcciarsi dal punto di vista etologico oltre che a capire il carattere dell’animale in questione.
Per fortuna qui, l’indispensabile terapia per tornare cavalli al meno qualche ora al giorno e rifarci gli occhi gustandoci una galoppata del nostro amico, è di casa, e non è poco visto che da altre parti sfruttano vaste aree verdi all’interno dei centri per costruire parcheggi. I cavalli invece, “parcheggiati” dentro ai box, lucidi come foche, pettinati come starlette ma tristi , infinitamente tristi.
Grazie Nelly per voler bene a questi “ragazzi” con coda e criniera.

Era un tardo pomeriggio di qualche giorno fa, a Castellazzo, come al solito il cancello si era chiuso alle spalle dell’ultima macchina carica di ragazzini ancora con il cap in testa e cani stanchi di giocare.
Lui, elegante e parsimonioso, cammina lentamente nel corridoio della scuderia dove si trovano i suoi campioni. Li guarda negli occhi, controlla le schiene, ascolta il loro fiato. Come un papà premuroso, chiude la finestra per la notte.E poi, torna a casa dove avviene la trasformazione, una metamorfosi che accade ogni santo giorno.Da manager a cavaliere, da cavaliere a manager. Uno potrebbe pensare che i ritmi siano sempre gli stessi, senza variazioni di cadenza, senza sorprese…invece NO!
Quel pomeriggio Vittorio si avvicinò a questo gruppo di “pazzi” che girava il rope e chiese se poteva provare a lanciare. Ci sembrò uno scherzo ma finimmo di ridere subito. Si fece spiegare da Paul e Andrea la tecnica per il lancio, mirò senza pietà un paletto e, con lo stupore di tutti, prese al laccio il suo primo oggetto. Rimase sorridente e soddisfatto, ci guardò divertito e disse:” Facile, no?”. Ho cercato nel curriculum di Vittorio il suo passato da roper, ho guardato con cura le sue foto a cavallo per immaginare dove portasse la corda sulla sella inglese, poi mi è venuta in mente la faccia altezzosa e il disprezzo con il quale qualcuno che non capisce niente di cavalli ci ha guardato mentre eravamo in campo ostacoli con la nostra dummy e tre cavalli “saltatori” con i ropes sopra la testa.
Ora il rope era sopra la testa del Cavaliere Orlandi, olimpionico di salto ostacoli, purista dell’equitazione inglese.
Lui ha voluto provare, sperimentare, ascoltare…
Forse non capite dove voglio arrivare, e allora lo scriverò chiaramente: Se una persona come lui è aperta a nuove sperienze, se ancora ha l’umiltà per chiedere “come si fa?”, se non ha paura di sbagliare e se sbaglia ci riprova, beh? forse non avrò mai fatto lezione di salto con lui ma, a volte, queste lezioni valgono molto di più, e dovrebbero servire di lezione a tutti quelli che, chiusi nel loro pensiero e nelle loro ottuse convinzioni lasciano passare le opportunità che la vita offre, per aumentare la conoscenza, la horsemanship. Spesso chi monta cavalli con le cuffie nelle orecchie, i paraocchi e le varie strane attrezzature e’ come il proprio cavallo, non sente, non vede e non è libero.
Pensateci!
ARTICOLO PRESO DA “DOPPIA GABBIA” Cavallo Magazine.
Tempo fa un po’ per divertimento e un po’ per curiosità statistica abbiamo stilato i seguenti elenchi. Intanto leggete con pazienza e attenzione, e poi vedremo a cosa corrispondono queste liste, compilate in rigoroso ordine alfabetico.
CAVALIERI - Stefano Angioni, Roberto Arioldi, Chiara Arrighetti, Massimiliano Baroni, Duccio Bartalucci, Emilio Bicocchi, Arnaldo Bologni, Piergiorgio Bucci, Stefano Cesaretto, Natale Chiaudani, Bruno Chimirri, Vincenzo Chimiri, Giuseppe Corno, Diego De Riu, Guido Dominici, Juan Carlos Garcia, Davide Gorla, Gianni Govoni, Massimo Grossato, Andrea Herholdt, Jonella Ligresti, Giulia Martinengo Marquet, Giovanni Molin, Filippo Moyersoen, Giorgio Nuti, Emilio Puricelli, Giusepe Rolli, Stefano Scaccabarozzi, Bruno Scolari, Jerry Smit, Valerio Sozzi.
CAVALLI - Adam, Albin III, Athletica, Constantijn, Defi Platière, Dime de la Cour, Double Take, Eileen, El Kintot, Falco Z, Filias, Friso, Gabaj, Gaston, Gauguin, Governor, Grand Duc, Harpon du Borda, Havinia, Ideal de la Haye, Iller, Impedoumi, Imperial King, Jericho de la Vie, Joyau d’Or, Kapitol d’Argonne, Landknecht, Larry, Las Vegas, Lisou Blinois, Lord van Essen, Louis XIV, Lucilla, Lux Z, Match Ball, May Day, Mokkaido, Nadir di San Patrignano, Nanta, Orduna, Pamina, Petit Pas de Pommier, Pilot High Flight, Portorico, Puckoon, Quinta, Rheingold de Luyne, Rosa, Rosa VIII, Scarfell, Spring Time, Toronto van de Padenborre, Try Over, Windsor.

Ebbene, questi elenchi sono composti dai nomi dei cavalli e dei cavalieri che l’Italia ha schierato per i campionati internazionali (cioè del mondo, d’Europa e Olimpiadi) dopo le ultime medaglie azzurre, quella d’oro individuale di Graziano Mancinelli e di bronzo a squadre di Mancinelli, Orlandi, Piero D’Inzeo e Raimondo D’Inzeo alle Olimpiadi di Monaco (gli stessi Mancinelli e Piero e Raimondo sono ritornati in campo in altri campionati internazionali dopo quell’Olimpiade).
Olimpiadi di Monaco, dunque 1972. Quelle sono state le ultime medaglie azzurre. Siamo alla fine del 2008: sono passati trentasei anni. Ora, vi sembra che i protagonisti degli elenchi di cui sopra siano tutti degli incapaci? Dei brocchi? Dei falliti? Ovviamente no, anzi. Eppure quell’esercito di ottimi cavalieri e di ottimi cavalli in trentasei anni è riuscito a vincere assolutamente nulla, zero, in questi ultimi trentasei anni non abbiamo vinto nemmeno per fortuna, per sbaglio, per assenza di avversari, niente: zero. Questo è un dato di fatto, non un’interpretazione. Ma se la qualità di quei cavalli e di quei cavalieri è fuori discussione, allora il problema deve stare da un’altra parte. Se in trentasei anni nonostante ottimi cavalli e ottimi cavalieri abbiamo vinto nulla, un perché ci deve essere. Non si sta a secco per trentasei anni solo per caso o per coincidenze sfortunate. Questo è chiaro.
Luling Buschetti, Cigala Fulgosi, Sordelli, Checcoli, Croce. Sono i presidenti della Fise avvicendatisi nell’arco di tempo di cui si dice. Ciascuno è stato eletto in contrapposizione al precedente. Talvolta in forte contrapposizione. Ogni nuovo eletto tra questi è stato salutato come il rinnovamento, come l’opportunità di voltare pagina e ricominciare, come l’uomo che avrebbe dato nuova vita all’equitazione italiana. Salvo trovarsi sulla graticola dopo soli pochi mesi di gestione del proprio mandato. E’ successo a tutti: indistintamente.
Un episodio molto significativo. Quando Vittorio Orlandi ricevette per la sua ultima volta l’incarico di selezionatore tecnico azzurro per la prima squadra ci fu in suo favore una sorta di plebiscito: tutte le componenti del nostro sport si dichiararono assolutamente favorevoli al suo nome. In quel momento Orlandi era anche proprietario di diversi cavalli sportivi di alto livello (uno su tutti: Lianos). E non lo era di nascosto, naturalmente, o sotto falso nome, o per interposta persona… Ebbene: dopo soli pochi mesi dall’inizio della sua gestione sono esplose le prime polemiche, le prime critiche, i primi forti malumori. Perché? Perché Orlandi era proprietario di cavalli. Capite? Questo è il nostro mondo.

Adesso abbiamo un nuovo presidente della Fise, Andrea Paul Gross. Anche lui parla – giustamente, dal suo punto di vista – di rinnovamento, di cambiamento, di nuovo corso… Giusto: bisogna sempre rinnovare, evolvere, migliorare. Sempre. Ma nessun rinnovamento e nessun cambiamento e perfino nessun nuovo presidente della Fise, perfino il migliore del mondo, potrà mai servire a qualcosa se non cambiamo noi, noi che di questo mondo costituiamo l’organismo cellulare, tutti noi che questo mondo lo facciamo vivere ciascuno per le proprie competenze. Se non cambia la mentalità diffusa, se non si comincia a considerare davvero il nostro uno sport, sport nel senso più vero e migliore del termine, se non si smette di pensare ognuno alla propria parrocchia, al proprio portafoglio, al proprio apparire, beh, quei trentasei anni senza medaglie sono destinati a un sicuro incremento. E non è vero che è il vertice che deve avviare il cambiamento, per lo meno non solo il vertice: i numeri e la dimensione del nostro fallimento agonistico sono tali per cui chiunque dovrebbe sentirsene un po’ responsabile…

Se non cambia davvero la mentalità diffusa adesso succederà quello che è successo sempre: la gente si metterà alla finestra a guardare senza muovere un dito, qualche mese di tranquillità non belligerante, poi l’inizio delle prime critiche, poi l’inizio delle prime polemiche, poi il classico si stava meglio quando si stava peggio… Non è disfattismo: è ciò che la storia recente ci insegna. E’ quello che è accaduto e che regolarmente accade da noi. Il problema non è tanto questo o quel presidente della Fise, questo o quel tecnico per la squadra azzurra, questo o quel cavaliere piuttosto che questo o quel cavallo: qualunque cavallo, cavaliere, tecnico e perfino qualunque presidente della Fise è destinato al fallimento se innestato in un contesto malato come il nostro. Trentasei anni senza nemmeno una sola medaglia: può davvero essere solo una perversa casualità?